Quel giorno sembrava uguale a tutti gli altri anche se qualche segnale premonitore c’era stato giorni addietro,ma nessuno più ci faceva caso anche perché Napoli era tanto grande che una parte di essa poteva pur sparire dalla faccia della terra,almeno questo era il pensiero di molti politici dell’epoca. Così di buon mattino la città in una nuova giornata afosa di agosto andava prendendo le sembianze di sempre: un gigantesco ammasso di cemento che si estendeva dalla rocciosa penisola sorrentina fino alla foce del fiume Volturno.Insomma l’antica megametropoli
partenopea negli ultimi cinquant’anni era cresciuta a dismisura tanto che in alcune zone bisognava appartenere ai Clan territoriali per poter vivere in pace perché in caso contrario bisognava pagare un pedaggio oppure una soprattassa molto salata (il pizzo) per potervi soggiornare. Insomma il controllo c’era ,ma,come al solito,era sempre fuori legge o pari legge a secondo di comelo si intendeva. Nella Casa Comunale del Centro Storico era riunito per l’ultima seduta preferragostiva tutto il Consiglio Metropolitano che doveva autorizzare la balneazione ai meno abbienti anche se le analisieffettuate dal servizio sanitario davano il mare inquinato lungo tutto la costa che esibiva un colore nerastro come il carbone.
Questa,dunque,era una bella gatta da pelare,ma avrebbero certamente dato il permesso,tanto loro in quel marciume fetido non si sarebbero mai e poi mai immersi. Una massa oleosa che da anni assediava le tre isole del golfo. Eppure c’erano uomini che con le loro famiglie erano riusciti a costruirsi solide palafitte in riva a via Caracciolo ove,una volta,esisteva la Villa Comunale e dove la loro attività primaria consisteva nel commercio clandestino del tabacco e della nuova droga “Meravigliao”. Quella
giornata,quindi,sembrava identica a mille altre che avevano visto la città trasformarsi e ripiegarsi su se stessa con tutte le sue miserie,i suoi vizi,le sue speranze,le sue attese di giustizia…C’era stato perfino qualcuno del Governo Centrale ad autorizzare
“falsi d’autore” in tutti i settori di mercato tanto da non riuscire a distinguere gli originali dalle perfette copie…Ma queste non erano cose d’altro mondo,bensìcose di una parte del mondo dove tutto s’era detto,tutto s’era fatto,ma poi niente s’era visto e niente si continuava a vedere…Così ognuno in quel marasma riusciva a sopravvivere Un caos sopra il quale giganteggiava il Vesuvio,uno strano vulcano che molti invocavano affinché desse fine ai patimenti ed alle sofferenze di tanta gente che non ce la faceva più a vivere,“campare”,a subire sempre le malefatte degli altri,dei politici…
Fu così che alle dodici in punto un forte boato in mezzo al mare fece trasalire il Sindaco di Napoli che se ne stava comodamente seduto su uno dei terrazzi che s’affacciavano sullo scoglio di Posillipo. E “Totonno o’ sindaco” con un asciugamano intorno al collo intriso di sudore afferrò il suo videotelefono e chiamò quelli della “Sicurezza Civile”…”Pronto!..
avete sentito che botto…ci mancava anche questo. Che pensate,siamo sicuri,è cosa da niente,oppure debbo fare le valigie e scappare in provincia…Allora,cosa mi consigliate di fare”.
Con voce decisa dall’altra parte del filo riprese il responsabile di turno “Sindaco per così poco vi spaventate!..E’ la solita scossettta di assestamento. E’ il caldo che rende insofferente il vulcano. Statevene tranquillo.Gli esperti dicono che è cosa da niente,perciò dormite sonni
tranquilli perché Napoli non morirà mai.E quantunque il fatto fosse serio,ma dove metteremmoi dieci milioni di abitanti?…E che si divertino tutti quanti finchè gli è concesso”.
Totonno però non si sentiva tranquillo,aveva la sensazione che qualcosa di strano stesse ac=
cadendo…Molti in città credevano che nel porto si stesse svolgendo la battaglia dei fuochi
per festeggiare l’arrivo del ferragosto tanto che qualcuno addirittura si era portato in zona per
vedere ad occhio nudo quello che purtroppo stranamente non si poteva vedere.
Verso le ore quindici un copioso pennacchio di fumo cominciò ad uscire dal cono del Vesuvia come per ricordare a tutti la sua presenza sul destino della gente. A quelle visioni il Sindaco balzò fuori dalla sua comoda sedia sdraio e lanciò un urlo tremendo che ando’ ad infrangersi in mezzo ai flutti marini.
“Caspita!..adesso anche il fumo e,poi,dicono che non debbo preoccuparmi.Armando!..Armando prepara la valigia e andiamo via subito!…Pronto..pronto Protezione Civile rispondete,ma dove ca…siete tutti…State sicuri..non preoccupatevi.
la situazione è sotto controllo. Balle,tutte balle..altro che Consiglio Metropolitano,io me ne
vado da questa città senza
speranza.Questi mi vogliono arrostito come un pollo” così in tutta
fretta il Sindaco scappava con il suo maggiordomo.Intanto dall’altra parte del telefono una voce rispondeva
”Spiacente signore,gli uffici sono chiusi per la sosta del mezzodì Provate a chiamare alle ore diciassette…ore diciassette…ore diciassette…”. Il nastro sembrava essersi incagliato ed il primo cittadino se la dava a tutto gambe per sfuggire al tragico destino….
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Nel bel mezzo di una spartizione di bustarelle per appalti e non il Consiglio Metropolitano era
in preda al caos.Gli arancioni del centro stavano dandole di santa ragione a quelli rossi della
sinistra,mentre quelli i gialli della destra picchiavano sia gli uni che gli altri mentre i vigili egli uscieri cercavano di fare da pacieri. Sputi,deliberesparpagliate,parolaccie,sangue e tante belle cose succedevano quando all’improvviso il consigliere più anziano gridò “ Guagliu’ ‘o
sindaco se l’è squagliata…c’è stato ‘nu boato e tanta fummo n’ce sta ‘ncoppe ‘o Vesuvio…
stateve fermi..buoni,mannaggia ‘a morte…fennitela…”. A quelle parole tutti ammutolirono e subito qualcuno guadagno’ in tutta fretta l’uscita della sala. Tutti i consiglieri di ogni coloree di ogni razza si guardavano in faccia inebetiti.Uno dei gialli disse “Come al solito la colpa è
dei rossi,che non hanno mai approvato il piano di regolamentazione sismica e così ci scapperà anche il morto e certamente non sarà colpa nostra…”. A quelle parole riprese un arancione
“No,non è così che si risolvono i problemi. Noi aranci ci siamo sempre battuti per una campagna di informazio=
NE precisa e seria sul rischio Vesuvio…e cosa avete fatto..niente,un bel
niente”. Continuo’ uno dei rossi “ Signori cari se non abbiamo approvato è perché sicuramentecome nel sisma del 1980 le cose sarebbero rimaste tale e quali arricchendo qualcuno che
col terremoto non aveva a che vedere…poi del resto voi tutti convenite che qui è difficile governare.
Coi soldi sono sempre arrivati puntualmente i” ladroni”. E ancora uno degli arancioni“Amici e nemici cosa volete che possano fare un poco di fumo ed un piccolo boato.
Pensate che domani siamo tutti al mare con le benedette ferie da godere. Sono i soliti eccessidi voce che qualcuno ha messo in giro…facciamo come Totonno o’ Sindaco,andiamocene almare. Potrebbe esserci qualche palazzo pericolante,qualche ferito,forse pure qualche morto,ma statene pure certi che tutto questo farà bene alla città così intasata di gente,ci risparmierà
le solite pulizie sociosanitarie periodiche. Chesta è na’ città che ogni tanto ha bisogno e’na
pulizia generale..ah..ah..ah…” A queste ultime parole tutti si unirono a quella risata finale quasi avessero voluto esorcizzare l’incombente tragedia. Con un breve comunicato stampa ilConsiglio rassicurava la popolazione: “Cittadini ,a nome del Sindaco Vi assicuriamo che non
esiste pericolo, alcun pericolo e che non ci saranno eventi sismici in città.I portatori di notiziefalse e tendenziose saranno immediatamente fucilati dai tutori dell’ordine metropolitano.
Noi tutti siamo per il bene del popolo partenopeo.Noi tutti veglieremo sulla vostra incolumità e nell’occasione Vi auguriamo un ferragosto sereno e felice”Firmato:il Consiglio Metropoli=
tano. Quasi magicamente nel frattempo su Napoli splendeva un sole che spaccava le pietre,il pennacchio sul Vesuvio era sparito e gli unici boati erano quelli che lungo la costa
procavano i più coraggiosi che per il caldo si tuffano in quel mare sporco e malato.Probabilmente tutto sarebbe rientrato nella “normalità” di sempre. Le vacanze per tutti erano la sola cosa importante dopo un anno intero di disoccupazione forzata per molti e di cassa integrazione per tanti…
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Ma alle ore venti un tremendo,nuovo boato si udì in Città e fu come se stesse per dividersi a metà. Tutta l’antica Spaccanapoli sprofondò in un istante facendo emergere un fiume di fuoco ch’invase anche le vie limitrofe.. Già migliaia erano le vittime che annegavano nelle fiamme.
I napoletani del Centro Storico cercavano,invano,un rifugio verso la collina,mentre gli antichi
palazzi crollavano come fossero di cartapesta. Il fiume lavico cominciava a coprire tutto e tutti
Da sopra S.Martino l’evento si mostrava nella sua tragica maestosità come quasi fosse una punizione divina già da tempo annunciata. E le autorità continuavano a negare l’evidenza
anche ai giornalisti stranieri che al mondo intero stavano comunicando la morte della Città del Sole. Così che nemmeno i pompieri riuscivano ad arginare la furia di quel magma incande
scente che stava spaccando Partenope in due. Dal Vesuvio che ora eruttava a dismisura fino a valle era distruzione. Molti cercavano scampo in mare che da più parti prendeva fuoco
perché la sua composizione era in maggior parte fatta di sostanze inquinanti gassose così che
le imbarcazioni di emergenza prendevano anch’esse fuoco.E l’anarchia assoluta regnava do=
vunque. Gli amministratori cittadini a chilometri di distanza stavano per radio e televisione apprendendo della sciagura,magari distesi su qualche spiaggia od immersi nel mare estivo.
Alle ore ventuno e trenta minuti l’intero Centro Storico era divenuto una conca di magma incandescente che vorticosamente andava a trascinarsi nel golfo ove incontrandosi
con le masse d’acqua inquinata alzava fumo e fiamme che trasformarono in poco tempo lo scenario in un infernale gioco di luci e colori. Dalle alture circostanti gli scampati osservavano
increduli quello che stava accadendo e quello che in pochi attimi avevano perso per sempre. Alle ventidue del quattordici agosto del 2056 Napoli stava per essere sepolta come Pompei ed Ercolano. Dal cono del Vulcano s’alzò una colonna di fumo,fuoco e
lapilli ancora più grande e distruttiva tanto da colpire anche le zone periferiche metropolitane.
I gas venefici ed irrespirabili fecero altre vittime. Una nube gigantesca copriva la città e la
terra tremava fortemente. Le vittime erano migliaia e migliaia. I danni erano incalcolabili.
Probabilmente il Governo Centrale di Roma con interrogazioni parlamentari avrebbe stanziato milioni e milioni di euro per ricostruire la Nuova Città Metropolitana per la gioia e le tasche
dei nuovi consiglieri.I Napoletani s’erano estinti in una sola notte e finalmente questo era un problema
in meno per la Nazione. Gli antichi veggenti avevano previsto quello che ad occhio nudo non erano riusciti a prevenire gli ottusi amministratori.
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E QUI FU NAPOLI—A.D. 2056.
Questo si leggeva sul cartello posto all’entrata dell’antica città cento anni dopo la sua distruzione
Un gruppo di turisti giapponesi osservava i resti umani degli abitanti di una volta:”I Napoletani.”Purtroppo non se ne era salvato nemmeno uno. Restavano i calchi di gesso di
una umanità tanto odiata,ma anche tanto amata dalla storia.Nemmeno il santo patrono”San Gennaro” potette salvare quelle terre tanto provate dal malcostume e dalla violenza.. Dagli
altoparlanti diffondevano dei motivi musicali classici. In quel momento s’innalzava per le polverose strade la canzone “O’ Sole mio” rimbalzando sulla pietra lavica che da Posillipo
adava estendendosi fino alle falde del Vesuvio che con l’ultima eruzione aveva quasi raddoppiato la sua grandezza risucchiandosi anche il vecchio monte Somma che non esisteva più.
Ormai Napoli giaceva per sempre sotto la lava e nessuno si sarebbe mai sognato di riportarla alla luce. Della ricostruzione annunciata al Governo centrale più nessuno ne parlava. I milioni di euro stanziati si persero nelle burocratiche tasche dei soliti amministratori di turno.L’unica
cosa rimasta inalterata era quel sole luminoso che ancora riscaldava quelle rovine senza tempo.
Il Vulcano sovrastava quasi a dire:” Io sono la Vita e la Morte di questa terra.Nessuno potrà mai avere la meglio su di me…”.
Il cartello posto all’entrata faceva quasi da monito a tutti i viandanti ed allo stesso tempo rammentava un passato di un paese famoso per il mare,per il sole e gli spaghetti.Per i suoi poeti,per le sue splendide giornate di primavera ed estate. Per quel profumo particolare che
attraversava la città intera.Per quel popolo tutto cuore e lavoro. Per quella indomita forza che faceva vivere tra mille difficoltà e privazioni.. Tra i monumenti c’erano da ricordare oltre al Castello Angioino,la Chiesa di S.Chiara ,il Palazzo Reale anche la Torre Barbara eretta qualche anno dopo la tragedia per rinchiudervi per sempre i cattivi amministratori di quel tempo.
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San Gennaro non si era arreso,anzi ogni giorno se ne stava tra quelle rovine quasi a vigilare con le braccia tese in avanti ed un mattino guardando il cielo terso di un azzurro chiaro e limpido chiamo’ il Signore “ Siggno’ pecchè tutto questo!…mo’ è fernuto ‘e pazzia’!…fa che all’improvviso torni ‘a vita int’ a sta città.Chistu silenzio nunn’o supporto…”. Allora si udì in cielo una voce che a quella preghiera rispose “Gennarino mio,nun saccio quanne vote t’aggio salvate chesta città.Pure pe’ Napule è giunto ‘o mumento ‘e fenni pe’ sempe…sinno’ chisto che mondo è !?:::::Vattenne a Salierno,a Palermo,a Milano…Vattenne luntano….”
E Gennaro con le lacrime agli occhi e con tanto sconforto nel cuore rispose
“Signo’ pure Tute si scurdate ‘e Napule”.
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E QUI FU NAPOLI…2056 d.c.
Molti secoli dopo qualche studioso raccontava delle città,dei paesi spariti per sempre dal mondo: Atlantide,Sodoma;Gomorra,Troia,Pompei,Venezia,Amsterdam,Los Angeles e la fine
di Napoli. Qualcuno mise in dubbio la loro stessa esistenza. Stranamente però ai piedi del Vesuvio un giovane paleontologo aveva trovato uno scheletro vestito da Pulcinella…………
Giuseppe Scarfiglieri
Giuseppe Scarfiglieri,